
L'esperto Roberto Iannuzzi analizza il collasso strategico USA in Medio Oriente, la resistenza dell'Iran e le pericolose mosse di Zelensky per allargare la guerra.
Il mito della superpotenza americana sta tramontando rapidamente sotto il peso di errori strategici e limiti logistici. L'analista Roberto Iannuzzi interviene a Pendolaria per decifrare il collasso del memorandum d'intesa tra USA e Iran. Washington ha ripetutamente violato gli accordi, non riconoscendo il controllo di Teheran sullo Stretto di Hormuz e avallando le manovre israeliane per disarmare Hezbollah in Libano. L'Iran, in risposta, sta portando avanti una strategia razionale e metodica: distruggere sistematicamente le infrastrutture radar e di comunicazione americane nel Golfo, accecando così i sistemi di allerta preventiva che fanno da scudo a Israele.
Il vero dramma per l'Occidente, tenuto nascosto dai media, è l'esaurimento degli arsenali militari. Gli Stati Uniti hanno bruciato enormi quantità di missili intercettori Patriot e sono in grave difficoltà logistica, al punto da dover ridurre la propria flotta in altri scacchieri cruciali come l'Asia-Pacifico per coprire il fronte mediorientale. Allo stesso tempo, la resistenza yemenita ha bloccato anche lo Stretto di Bab el-Mandeb, ponendo di fatto l'impero di fronte all'incubo di una paralisi energetica e commerciale prolungata.
A complicare ulteriormente il quadro globale c'è l'Ucraina. In profonda crisi militare e demografica, il governo di Zelensky sembra intenzionato a favorire una saldatura tra il fronte europeo e quello mediorientale. Provocazioni dirette, come l'attacco ucraino a una nave iraniana nel Mar Caspio (un vitale corridoio logistico tra Mosca e Teheran), mostrano la disperata volontà di Kiev di internazionalizzare il conflitto, costringendo i paesi NATO a un coinvolgimento diretto per evitare il collasso del regime ucraino.
