
Nicola Melloni racconta il disastro del Labour di Keir Starmer, la repressione delle proteste in UK e l'arroganza della FIFA di Gianni Infantino.
A soli due anni dal suo insediamento, il governo britannico guidato da Keir Starmer sta affrontando una gravissima crisi di consensi. Come illustra Nicola Melloni a Pendolaria, il "centrismo tecnocratico" di Starmer ha alienato gli elettori, portando avanti politiche ostili alla working class: dal taglio ai sussidi per disabili e anziani al mantenimento del tetto ai benefit per le famiglie in difficoltà.
A questo si aggiunge una brutale svolta autoritaria: per reprimere le proteste contro il genocidio in Palestina, il governo ha utilizzato leggi anti-terrorismo per perseguitare gli attivisti di Palestine Action e limitare l'azione delle giurie popolari.
Il crollo verticale della popolarità del Labour apre scenari inediti per il Regno Unito, certificando di fatto la fine del tradizionale bipartitismo. Le elezioni amministrative hanno visto il crollo dei partiti storici a favore di nuove forze: da un lato l'avanzata di Reform UK (il partito xenofobo di Nigel Farage che attrae l'ex elettorato operaio deluso), dall'altro la rapida ascesa dei Verdi, che intercettano i voti della sinistra laburista e delle comunità musulmane indignate per la complicità del governo nei crimini di Gaza. In mezzo alle lotte di palazzo emerge la figura di Andy Burnham, sindaco di Manchester, che cerca di proporsi come alternativa moderata ma credibile all'interno del partito.
Spostandoci sul calcio, la trasmissione ritorna sull'operato di Gianni Infantino. La trasformazione della FIFA in una gigantesca macchina da profitto "corporate" ha distrutto lo spirito popolare dei Mondiali. I regolamenti sono ormai flessibili di fronte al potere: la sospensione della squalifica del giocatore americano Balogun, avvenuta su presunta pressione di Donald Trump, rappresenta per Melloni il più grave scandalo di corruzione organizzativa nella storia dei Mondiali.
